Che cosa è la balbuzie? C'è molto da dire…

Tanto per cominciare, possiamo definirla come una preoccupazione del parlare che attanaglia i movimenti della lingua, delle labbra, delle corde vocali, etc… È un difetto di natura psicologica, ma anche di natura abitudinaria (come un vizio) che si manifesta in soggetti sensibili ed emotivi.

La balbuzie nasce dall'ansia, dall'insicurezza, dalla tensione nervosa e dalla conseguente rigidità muscolare degli organi preposti alla articolazione della parola. In queste condizioni i segnali verbali del cervello non trovano perfetto riscontro nella prontezza motoria degli organi fonatori. La balbuzie è provocata dalla erronea convinzione che il parlare sia una funzione difficile, che richieda quindi sforzo e fatica. Gli sforzi danno origine a spasmi degli organi fonatori.

Per questo la balbuzie è definita scientificamente SPASMOFEMIA e i balbuzienti sono indicati come spasmofemici o logospastici di tipo occasionale. Cioè non sempre.

Poichè questo argomento è destinato a lettori di ogni età e livello culturale e quindi accessibile a chiunque, preferisco non soffermarmi sulle cause psicologiche inerenti l'insorgere della balbuzie.

E ciò perchè la causa è qualcosa che fa parte del passato, che è bene dimenticare e, invece, volgere il nostro sguardo verso un futuro più sereno e pieno di buoni propositi.

Apparato Fono-RespiratorioDiremo quindi che le cause fisiche dell'impossibilità di pronunziare in un dato momento una parola, o di unire più parole tra di loro, vanno ricercate in un disordine a cui va soggetta la respirazione.

Ebbene se osservate il petto di un balbuziente mentre si affatica a parlare, vedrete come il suo modo di respirare sia alto, pettorale e col diaframma quasi paralizzato. È il caratteristico respiro corto e a scatti in cui il petto si solleva e l'addome si contrae.

La tipica sensazione spiacevole che i balbuzienti esprimono dicendo: “HO UN GROPPO ALLO STOMACO” oppure: “HO UN NODO IN GOLA”. Il balbuziente ha sempre una respirazione irregolare, cioè troppo breve, frequente e compressa (spinge il fiato eccessivamente) cosicchè quando egli vuole parlare, nella maggior parte dei casi, il suo fiato o è già finito, o non gli basta che per produrre poche sillabe che stentatamente ripete.

Egli non sa somministrare il fiato adeguatamente, di conseguenza non riesce a far vibrare a lungo le corde vocali. E così rimane esitante. Vorrebbe parlare ma non può. Alcuni dicono: “NON MI ESCE LA PAROLA”.

Sembra che l'origine delle anomalie respiratorie sia la nevrosi laringea (nervosismo localizzato alla gola), cioè l'abitudine di stringere le corde vocali o di chiuderle completamente, (laringospasmi) ogni qual volta si presenta una situazione che genera tensione.

È come dover suonare uno strumento a fiato col beccuccio mezzo strozzato. Il suonatore in tal caso tende ad alzare le spalle, adoperando la respirazione pettorale, allo scopo di spingere il fiato a gran forza, ma provocando un ulteriore malfunzionamento dello strumento.

La frase “CHI BEN RESPIRA BEN PARLA” non ha avuto fino ad ora alcuna smentita. E noi faremo sempre tesoro di questa affermazione!

A chi intende veramente dedicarsi alla completa eliminazione del proprio difetto, occorre una buona dose di volontà. Ecco perché nel mio insegnamento, gli argomenti rivolti alla educazione della volontà sono trattati in modo speciale. La balbuzie, va detto per inciso, è un difetto che si guarisce solo ed esclusivamente con la buona volontà. Per i bambini, invece, è molto diverso: vale molto di più la volontà e la determinazione dei genitori.

L’esperienza mia ed altrui, gli studi continui, le indagini condotte su un vasto numero di balbuzienti, nonché la fatica quotidiana nel tentativo di convincere anche i più restii, mi hanno insegnato che la vera causa del problema è la mancanza di volontà. (ABULIA)

In un capitolo a parte è spiegato cos’è l’abulia. È citata anche nel Vecchio Testamento come uno dei peggiori difetti dell’uomo. Qui si parla di abulia causata dallo scoraggiamento e dall’avvilimento che le difficoltà del linguaggio comportano.

È facile eliminare la balbuzie se sì applicano i saggi suggerimenti di un buon metodo rieducativo. Vi sono dei casi in cui, appena ristabilito un normale ritmo della parola, cioè dopo pochi giorni di esercizi, sì vede scomparire la balbuzie. Non è la guarigione! Occorre altro tempo e un continuo esercizio affinché il parlare rilassato, armonioso e fluente diventi un’abitudine.

CostanzaLa balbuzie, oltre ad essere un difetto psichico, è anche e soprattutto un vizio. Vizio inteso come un'errata articolazione degli organi fonatori. Infatti il parlare dei balbuzienti é confusionario, affrettato, frammentario, senza punteggiatura, senza un normale ritmo (disritmia fonica), privo di armonia, monotono, sillabato, ecc. Naturalmente, trattandosi di soggetti ipersensibili l'entità di tali difetti varia a seconda delle circostanze che si presentano. In effetti l'allievo può in brevissimo tempo apprendere alla perfezione come comportarsi nel parlare e ottenere una buona fluidità verbale; ma con questo non potrà affermare di avere sconfitto il suo difetto, perché quando parlerà senza prestare la dovuta attenzione, quando tralascerà prematuramente gli esercizi ortofonici, le difficoltà probabilmente tenderanno a ritornare. Alcuni balbuzienti mostrano una singolare mentalità. Iniziano la cura con slancio, con entusiasmo, con zelo, con passione e poi la cessano con la massima indifferenza dopo qualche tempo, anche se hanno ottenuto più di quanto speravano. Questo serva da utile avvertimento a quanti iniziano il corso, perché lo seguano con sufficiente impegno, senza correre il rischio di prenderlo alla leggera.

Chi vuole parlare bene o almeno discretamente, senza alcuna fatica, ha bisogno prima di tutto di essere informato, senza nulla tralasciare, su tutti gli errori da evitare.

La guarigione della balbuzie è subordinata al cambiamento di alcune abitudini comportamentali. Per ottenere realmente le opportune modifiche occorre convincere il balbuziente ad impadronirsi di nuove tecniche del parlare, ben diverse da quelle che utilizza solitamente.

A volte sono dei semplici procedimenti, talmente facili da apparire poco importanti, al punto da essere ritenuti trascurabili. Ad esempio: basta prolungare la prima vocale all’inizio di ogni frase, per ottenere subito risultati sorprendenti. Com’è noto, le difficoltà maggiori dei balbuzienti sono sempre all’inizio del discorso. Durante le lezioni rieducative si insegnerà come superare i blocchi verbali; come fare delle brevi pause e dare agio agli organi vocali per prendere la posizione di quiete; si insegnerà principalmente come non emettere il fiato tutto in una volta; occorrerà addestrarlo gradualmente a frenare l’impulso di correre; gli si faranno ripetere innumerevoli prove, con molta pignoleria, per dargli la precisa idea di cosa significhi correggere veramente la balbuzie.

Una volta imparate tutte queste regole, egli può attuare la correzione del suo dire, da se stesso, senza il continuo controllo del professore. Inizia così L'AUTOCORREZIONE, la fase più importante del corso, dove si deve ripetere lentamente la frase, tutte le volte che si notano delle imperfezioni. Per raggiungere più facilmente lo scopo, è bene tener presente quanto sia utile l'avvicinamento della parola al canto. Il ricordarsi, cioè, che bisogna parlare come se si cantasse a bassa voce. Avvicinare la parola al canto è utile, ma non è facile, ci vuole arte! Occorre per questo la guida di un buon metodo rieducativo, privo di noiosi artifizi. Il contrario del canto è la sillabazione. La sillabazione è il peggior difetto dei balbuzienti, perché porta al distacco delle sillabe (dei fonemi) e a rendere più spasmodica la pronunzia delle consonanti occlusive (o esplosive) che sono: P- T - C ecc. A tal proposito è utile tener presente il metodo Montessori . È il metodo della globalità che ritiene la parola un insieme, un tutt’uno inscindibile, esattamente come nasce nel cervello. Anche l’insiemistica in matematica rispetta più o meno lo stesso principio. Durante gli esercizi è necessario eliminare completamente la sillabazione. Non dire, ad esempio, SO-PRA-LA-PAN-CA-LA-CA-PRA-CAM-PA, esitando probabilmente sulla S di SOPRA, o ripetendo la P di PANCA, per bloccarsi poi sulla C di CAPRA, ma parlare invece così: SOOOPRALAPAAANCALACAAAPRACAAAMPA. Tutto ciò si intende nei primi tempi, fino a quando l'esercizio non avrà insegnato l’astuzia di rendere naturale la parola, pur parlando con suoni legati. Tutto ciò senza mai trascurare l’accorgimento più importante che è IL RILASSAMENTO. A proposito del rilassamento ritengo utile ricordare quanto afferma Claire Dinville nel suo famoso libro edito dalla casa editrice Masson. “Il rilassamento non deve essere una modalità indipendente nell’atto del parlare, ma deve invece diventare un comportamento inerente alla parola stessa”.

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